Lavoro UNDER 35: parlano i giovani di OpenSymbol

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Lavoro UNDER 35_ parlano i giovani di OpenSymbol
Tempo di lettura: 4 minuti

Giovani e lavoro: quante discussioni, statistiche e dibattiti a riguardo?
Oltre al classico evergreen “non ci sono più i giovani di una volta”, di voci e opinioni a proposito se ne sentono proprio tante.

Forbes ogni anno stila la classifica di 300 giovani talenti che stanno letteralmente cambiando settori e industrie e, di conseguenza, anche il concetto e l’esperienza di “lavoro”. Sono 13 gli italiani nominati nell’edizione 2019 della lista “30 Under 30 Europe”, tra cui Davide Dattoli (già nominato nel 2018), fondatore del famoso spazio di coworking Talent Garden, Domenico Colucci e Giangiuseppe Tateo, co-fondatori di Nextome, l’app che consente alle persone di navigare all’interno di edifici di grandi dimensioni nello stesso modo in cui si può navigare con il GPS durante la guida e Lucrezia Bisignani, che ha creato Kukua con l’intento di sconfiggere l’analfabetismo infantile nei Paesi africani, attraverso diversi giochi per smartphone che sviluppano le capacità di lettura, scrittura e matematica.

Una cosa è certa, nonostante il contesto difficile e talvolta sfidante nel quale si inseriscono, i giovani hanno qualcosa da dire e da dimostrare.
Il
mondo del lavoro oggi cambia molto in fretta, con nuove sfide e altrettante nuove opportunità per le giovani generazioni.
Viene spontaneo chiedersi quali siano le
doti e gli assi nella manica che aiutino ad affrontarlo al meglio, muovendo i passi giusti (e non per forza entrando a far parte della classifica di Forbes!).

Noi abbiamo provato a chiederlo ai giovani di OpenSymbol.
Impegnati nei ranghi di sviluppo, amministrazione, marketing, commerciale, assistenza e project management, gli under 35 che fanno parte di OpenSymbol sono più della metà dell’intero team.

È proprio a loro che abbiamo fatto qualche domanda, per comprendere il loro punto di vista sul tema tanto discusso di giovani e lavoro.

Quali dovrebbero essere le doti di un giovane per affermarsi nel mondo del lavoro?

Al primo posto umiltà e spirito di adattamento.
Per crescere, un giovane lavoratore deve essere disponibile a muovere i primi passi facendo cose che magari non sente come sue.
“In una prima fase è sicuramente necessario adattarsi a fare anche cose che non si gradiscono, confidando in un miglioramento nel corso del tempo.

Ad accompagnare una giusta dose di flessibilità, non può mancare la voglia di mettersi in gioco. L’animo tenace dei giovani emerge anche dalla continua sete di conoscenza e dalla voglia di impegnarsi.
Attenzione però! In questo aspetto è anche l’azienda ad avere un ruolo cruciale: “
dovrebbe permettere al giovane di intraprendere un progetto che lo stimoli in modo da avere soddisfazione in quello che fa e soprattutto crescere dal punto di vista operativo.”

Un’altra voce nella carta d’identità del giovane lavoratore?
Perspicacia e predisposizione all’apprendimento. I primi passi nel mondo del lavoro per un giovane comportano molte cose nuove da conoscere, perciò “la velocità nel comprendere, adattarsi e pensare” può essere una marcia in più che fa decisamente comodo. Tutto questo è possibile con la giusta dose di intraprendenza: “se da un lato bisogna accettare i consigli che vengono dati, dall’altro non bisogna avere paura di chiedere quando si hanno dei dubbi”.

Inoltre, per affermarsi nel mondo del lavoro, altre carte vincenti sono “imprenditorialità e creatività”, da alimentare con esperienze e continui stimoli di apprendimento.

Umiltà, volontà di mettersi in gioco e spirito di adattamento..ma non dimentichiamo che i giovani sono in grado anche di dare un contributo importante.

Qual è il valore aggiunto che un giovane dipendente è in grado di portare nell’azienda in cui lavora?

“Strumenti di lavoro innovativi e maggiore capacità di adattamento al cambiamento, punto fondamentale per le imprese di oggi.”

Spetta proprio ai giovani “raccogliere i frutti del proprio percorso scolastico, ricco di teorie e modelli astratti, per veicolarli in una proposta di miglioramento innovativa e di valore per l’azienda in cui lavorano.

A proposito di percorso scolastico…

L’istruzione superiore e/o quella universitaria sono in grado di preparare un giovane studente a vestire i panni di lavoratore?

In un mondo in continuo fermento, l’impresa per le istituzioni scolastiche e universitarie di fornire le giuste competenze per arrivare “pronti” alla vita lavorativa è più che ardua, praticamente impossibile.

Conosciamo tutti la profonda distanza che c’è tra il mondo del lavoro e quello della scuola.
È veramente difficile fare in modo che scuola e lavoro possano andare di pari passo. Ad esempio nel campo dell’informatica ci sono talmente tanti linguaggi, applicativi, strumenti etc…che sarebbe impossibile studiarli tutti a scuola!
Scegliere una selezione da proporre agli studenti, rappresenta sicuramente una possibilità per tradurre con esempi pratici quello che si è visto nella teoria. Bisogna comunque considerare che quanto si è visto nella pratica potrebbe poi non essere veramente utile visto che ogni azienda adotta tecnologie diverse; inoltre è molto probabile che nel giro di qualche anno ciò che si era studiato sia diventato obsoleto. Quindi sotto questo punto di vista una preparazione più generica è sicuramente da preferire: possono cambiare gli strumenti, ma di fondo i concetti rimangono costanti nel corso degli anni
.

Non credo dia competenze pratiche o teoriche spendibili nel concreto per la vita lavorativa, ma penso sia necessaria per acquisire cultura e un approccio metodologico basato sulla fatica e la progettazione.

Per le scuole e le università è difficile fornire ad un giovane l’intera cassetta degli attrezzi, ma possono insegnare i giusti trucchi del mestiere per utilizzare, con il tempo e l’esperienza, tutti gli utensili a disposizione della persona.

Non è solo il percorso scolastico che forma un giovane lavoratore.

“Per poter dare il massimo in ambito lavorativo credo sia importante avere una vita ricca di interessi: nelle relazioni e in altri contesti si imparano tutte quelle soft skills che poi possono essere colmate dalle competenze specifiche che si imparano principalmente sul luogo di lavoro (e difficilmente altrove).”

E, talvolta, anche i momenti più sfidanti portano i loro insegnamenti a livello personale e professionale. Le situazioni che ci ostacolano sono quelle che ci insegnano ad “andare avanti nonostante le difficoltà e i giudizi prevenuti delle persone” e che “per poter dare il massimo bisogna essere competenti e sapere cosa si sta facendo.

Quale miglior modo di concludere se non con un consiglio da dare ad un giovane che si sta affacciando al mondo del lavoro?

“Cerca un lavoro che ti piaccia, ti appassioni e ti faccia sentire parte attiva del mondo in cui stai vivendo.”

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