Che cosa significa per una donna lavorare in una IT company?

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Che cosa significa per una donna lavorare in una IT company
Tempo di lettura: 4 minuti

Spesso le “Tech Industries” vengono associate più all’universo maschile che femminile, nonostante molte donne abbiano contribuito fortemente al settore della computer science, fin dai suoi albori.
Le differenze di genere in informatica, come nel settore scientifico, sono presenti oggi in termini di livelli di occupazione, job title e retribuzione.

Per questo le aziende IT, con l’innovazione e il costante sviluppo nel DNA, hanno una grande responsabilità: rompere il paradigma che l’informatica e i temi legati al digitale e all’innovazione tecnologica siano competenze più affini al genere maschile.

Ma che cosa significa per una donna lavorare in una IT company?

Non si tratta solo di computer, codici di programmazione, software, bug e upgrade, ma anche di modalità diverse di collaborazione, percorsi di crescita continua e di nuove opportunità rivolte prima di tutto alla persona.

Noi abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandra, Anna ed Emanuela.

Non c’è innovazione senza formazione

Emanuela Riondato, Cloud & Software Planning in OpenSymbol, ha ormai concluso il Corso Executive per Manager dell’Innovazione, organizzato da Umana Forma e finanziato dalla Regione Veneto. L’obiettivo di questo corso è potenziare il proprio approccio all’innovazione e le capacità di stimolare processi innovativi in azienda, con particolare attenzione al concetto di economia del giusto valore.

Perché un Corso Executive per Manager dell’Innovazione?

“Ho colto l’invito di partecipare alle selezioni del corso perché mi piace mettermi in discussione e ritengo che ci sia sempre da imparare. In OpenSymbol l’ambiente è giovane e voglio stare al passo con i tempi e con i colleghi; la ritenevo un’occasione per motivare le persone a dare il meglio di sé e non perdere nessuno per strada.
Il calendario del corso è stato ricco e interessante: ho avuto il piacere di conoscere speaker e formatori come Oscar di Montigny, Ambrogio Sconamiglio e Giuliana Ubertini.
Sono stati tanti gli argomenti che abbiamo affrontato, come Design Thinking, comunicazione, storytelling, lavorare in team, innovazione e sostenibilità.
Inoltre, ho visitato la Venezia Heritage Tower di Marghera (qui ci sono le
prove) e mi sono divertita un sacco a camminare bendata!”

Come ti piacerebbe portare in azienda i concetti acquisiti in aula?

“Uno dei concetti che mi piacerebbe portare in azienda è che sono le persone a fare realmente la differenza; se una persona sta bene, lavora meglio!
Mi piacerebbe inoltre trasmettere ai miei colleghi l’importanza della comunicazione corretta, anche tra team diversi, del guardarsi negli occhi e del discutere con il giusto approccio, anche se si sta parlando di un problema
di cui faresti volentieri a meno.
A livello di progetti, invece, porre maggiore attenzione nel capire se un’idea di sviluppo, integrazione, etc. possa essere vincente, prima di essere completamente realizzata.

Gestire un team di più di 20 persone e seguire al contempo un percorso formativo: esiste una ricetta segreta?

“Il corso si svolgeva principalmente di sabato e ammetto che è stato piuttosto impegnativo anche a livello familiare. Credo che il segreto sia il lavoro di squadra ed un confronto continuo. Il centro sviluppo di OpenSymbol è diviso in quattro team, ognuno con il suo team leader. Ho fiducia nelle persone e cerco di delegare, intervenendo solo quando vedo che c’è necessità. Reputo inoltre di grande importanza la comunicazione continua, i feedback sulle attività fatte ci consentono di migliorarci sempre.”

Le distanze si accorciano, anche da casa

Alessandra Vigolo fa parte del team di online support & help desk di OpenSymbol. Con altri 8 colleghi a gennaio ha iniziato una fase pilota del progetto di smart working, che prevede il lavoro presso la propria residenza per uno o due giorni alla settimana, a seconda della disponibilità.

Che impatto ha avuto affrontare il lavoro a distanza, nella vita di tutti i giorni?

“Lo smart working mi dà la possibilità di ottimizzare i tempi durante il giorno. Posso lavorare concentrandomi maggiormente e allo stesso tempo posso dedicare il tempo, che solitamente impiegherei per il tragitto casa-lavoro, alla mia famiglia: alla fine recupero più di un’ora!
Il martedì riesco sempre ad andare a prendere mio figlio a scuola e inoltre, in pausa pranzo, posso fare anche un po’ di attività fisica, cosa che non riuscivo a fare da tanto tempo.”

Gestire i progetti da remoto crea più difficoltà in termini di collaborazione e lavoro di squadra con i propri colleghi?

“Trattandosi di un solo giorno alla settimana non ho avuto difficoltà nella gestione dei progetti e nel rapporto con i colleghi. Chat e videochiamate sono di grande aiuto e si riesce ad essere sempre in contatto con tutti senza problemi.
Naturalmente scrivere non è come parlare, quindi bisogna fare un po’ più di attenzione nell’uso delle chat, preferendo magari la videochiamata.”

Cosa consiglieresti a chi vuole provare lo smart working?

“Per quanto possibile, consiglio di pianificare per il giorno di smart working le attività dove è necessario essere concentrati, che possono essere fatte in autonomia e dove non è indispensabile la collaborazione con i colleghi. Una buona pianificazione e organizzazione del lavoro sicuramente facilitano lo smart working.”

Prima della tecnologia, ci sono le persone

Anna Mecenero, impegnata nell’area Administration, Finance & Control, coordina, oltre ad usufruirne, il programma welfare attivato per i dipendenti, che dà accesso a servizi come pacchetti sanitari, rimborsi per spese di istruzione e assistenza, attività sportive, corsi di formazione e viaggi.

Quanto è stato facile attivare il programma welfare?

“Grazie alla collaborazione tra Confindustria e il nostro ufficio HR, il progetto è stato implementato con successo in sole poche settimane di lavoro. In riunioni dedicate, i dipendenti di OpenSymbol sono stati informati su tutti i servizi dei quali possono usufruire con il programma welfare.”

Di quali servizi hai usufruito? Anche la tua famiglia ha potuto beneficiarne?

“Ho usufruito dei benefit a rimborso, ossia il rimborso delle rette e del trasporto scolastico di mia figlia, in maniera facile e veloce. Considerati i servizi come i pacchetti sanitari, il rimborso delle spese di istruzione o di assistenza, i vantaggi, soprattutto per una famiglia, sono notevoli.”

Si dice che uno dei vantaggi di un piano welfare è il miglioramento del clima aziendale. L’hai effettivamente riscontrato? Si tratta di cambiamenti visibili e misurabili secondo te?

“Confermo che il piano welfare è un’opportunità per soddisfare i bisogni delle persone e, al contempo, aumentarne il grado di fidelizzazione e motivazione nel lavoro di ogni giorno. Abbiamo avuto un riscontro positivo dalla maggior parte dei nostri colleghi, tant’è che l’azienda ha aumentato i fondi e ampliato l’accessibilità per il piano welfare 2019.”




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