Tre storie di presunti fallimenti per un Buon Natale

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In questi giorni, pensando al Natale ed al senso di accoglienza che porta in sé, riflettevo quante volte la nostra azienda è stata protagonista di vicende in cui professionalità e umanità, anche se con qualche difficoltà, si sono incrociate, a volte apparentemente senza un senso logico o un perché.

È il caso di Davide, arrivato da noi un dicembre di circa 6 anni fa, brillante e giovane developer, ragazzo grintoso, molto propenso al lavoro di gruppo.

Un paio di mesi dopo il suo arrivo, cominciano le assenze, un forte dolore alla gamba sinistra costringe spesso a casa Davide. La cosa si protrae per un pò ed alla fine di un weekend Davide entra in ospedale per accertamenti, dal quale purtroppo non ne è più uscito a causa di un male incurabile.

Le nostre visite all’ospedale e a casa, avergli dato un laptop per giocare un pò con il lavoro nei pochi momenti nei quali la malattia glielo permetteva…

Non siamo riusciti a fare di più, perché di più non si poteva fare… purtroppo.

Era struggente sentirlo così aggrappato alla vita e vederlo scivolare via piano piano. Eppure in tutto questo ci siamo ritrovati più vicini uno all’altro, in una partecipazione di umanità che ci ha segnati, ci ha dato forza.

Immagine OpenSymbol, la malattia al lavoro

Franco, invece, quando è arrivato da noi aveva i segni addosso di un percorso difficile, in un isolamento apparente da tutto quello che lo circondava.

C’era poco background tecnico, ma l’idea di provare a dargli dello spazio nel nostro centro sviluppo ci era sembrata una sfida da accogliere.

L’inizio è stato incoraggiante e il team che lo seguiva era fiducioso di poterlo portare ad un livello accettabile di interazione e di rendimento, poi un pò alla volta sono iniziate le assenze, sempre più frequenti, con il risultato che Franco è tornato a chiudersi in se stesso, perdendo i propri obiettivi iniziali e le sue motivazioni.

La solitudine è un brutto male e spesso, purtroppo, è una comoda posizione per sentirsi protetti. Tutti i nostri sforzi si sono rivelati vani ma, come sempre, quello che abbiamo dato in termini di tempo e impegno ci è stato restituito in umanità, moneta preziosa da conservare.

Ultimo ricordo è per Lucio, oggi felicemente pensionato, scelto tra una miriade di candidati per una assunzione prevista dalla legge 68.

In questo caso la sfida è stata l’età: inserire una persona alle soglie della pensione, già nonno da qualche anno, all’interno di un gruppo di frizzanti giovani è stato alquanto sfidante. L’intelligenza e la flessibilità di Lucio hanno facilitato molto il suo inserimento: si è ricavato un ruolo all’interno del team help desk come telefonista e gestore di ticket semplici; con pazienza e dedizione è riuscito ad apprendere un lavoro nuovo, aiutando i colleghi più giovani e supportando le attività del gruppo, aiutando dove e come possibile. Il giorno della sua pensione abbiamo fatto una bella festa, come è giusto e necessario.

Le storie di Davide, Franco e Lucio sono molto diverse tra loro, ma ci insegnano che c’è un minimo comune denominatore: l’energia che una azienda può mostrare all’esterno è direttamente proporzionale alla forza che ha al suo interno.

L’umanità è la chiave nascosta di tutto questo, risultati e successo sono spesso solo una conseguenza.

Buon Natale a tutti!

Stefano B.

3 Comments on “Tre storie di presunti fallimenti per un Buon Natale”

  1. Queste testimonianze mi ricordano che non importa che lavoro facciamo, ma come lo facciamo. La relazione è la chiave che ci permette di aprire noi stessi al mondo. Grazie Opensymbol!

  2. L’umanità é la chiave…
    ma spesso ignorata dal datore di lavoro, che pensa solo ed esclusivamente ai propri interessi.
    Giorgio é il mio nome, dopo aver lavorato stagionalmente e per moltissimi anni in strutture alberghiere di pregio, sparse sulla nostra meravigliosa Italia, in qualità di Barman, Sommelier, Majtre e Maestro di Tavola, riesco finalmente a trovare lavoro presso un’azienda a pochi km. da casa. Da lì a poco, nell’arco di 2 anni, incomincio a stare male, molto male, é un male invalidante, mi colpisce un piede e per chi conosce il lavoro che si svolge, é praticamente solo e sempre in piedi ed io, ora, senza i piedi che mi sorreggono ..sono a piedi.
    Ció che mi ha fatto più male é il vedere il comportamento del datore di lavoro, incredulo ed arrabbiatissimo, al punto di negarmi lo stipendio.
    É proprio vero, quando manca ľumanitá, manca tutto. Io, ho perso il lavoro, mi ha licenziato, ma ho creduto nelle cure che sto facendo tutt’ ora, sono stato riconosciuto disabile 68/99 e, visto un miglioramento negli ultimi tempi, ho intrapreso un nuovo lavoro, non il mio, che amavo tanto ma un nuovo dignitoso lavoro e poi lavoro é lavoro.
    Auguro Buon Natale a tutti, anche a quelli che non credono mai alle avversitá della vita.

  3. Grazie, il Natale è un ottima occasione per considerare la debolezza come elemento irrinunciabile della nostra esistenza. Ce lo insegna quel piccolo bambino nato al freddo senza una casa ma con un grande futuro di amore per l umanità. Buon Natale.

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